23 Parkinsonauti dal 20 al 27 Giugno 2021

PEDALANDO DA TORINO A VENEZIA SULLA CICLOVIA VENTO

DONA ORA

CON BONIFICO

IT 14E 08692 54900 020000184366

00 days
00 Hrs
00 Mins
00 Secs

VUOI PARTECIPARE O SOSTENERCI?


Pedala con noi in una o più tappe, stiamo cercando organizzazioni, associazioni, fondazioni riconosciute, aziende o privati cittadini disposti ad aiutarci.

Aiutaci anche tu a spingere sui pedali, puoi farlo iscrivendoti subito QUI all' associazione Parkinson&Sport, rinnovando QUI la tua iscrizione per l'anno in corso o attraverso un contributo, anche   piccolo DONA ORA

Confidiamo nella condivisione del progetto da parte vostra, dalla collaborazione siamo certi potrà nascere un evento nuovo ed unico, che accenderà sulla nostra patologia una luce nuova.

Racconteremo la nostra avventura sui social media, Canali TV e carta stampata.

Crediamo nel coinvolgimento di centinaia di persone, tra atleti, familiari, pubblico e persone che incontreremo ad ogni tappa.

Pedala con noi in una delle 8 tappe, guarda il programma, registra l'indirizzo di partenza della tappa che vuoi condividere con noi, puoi utilizzare la tua MTB o GRAVEL o BDC, muscolare o assistita, e fatti trovare 15 minuti prima dell'orario indicato, sarai il benvenuto.

Se decidi di unirti a noi inviaci una mail all'indirizzo info@parkinsonsport.com 

LA STORIA DEL PROGETTO

BIKE RIDING FOR PARKINSON'S ITALY

Sono Stefano Ghidotti, Presidente e fondatore dell’Ass Parkinson&Sport

Ad aprile 2020, durante il lockdown ho dato il via, sulla pagina Facebook dell'Associazione, alle interviste a colazione di "Prendo la levo e arrivo" e in una di queste ho parlato con Simone Masotti, un paziente Parkinson che grazie alla bicicletta ed ad un viaggio con amici, aveva ritrovato il piacere di viaggiare nonostante la malattia. 

E' nata subito un' amicizia, e insieme abbiamo cominciato a sognare un viaggio in bici, che poi è diventato realtà. Attraversare l'Italia, alla ricerca  delle associazioni  che si occupano di Parkinson presenti sul percorso, allo scopo di  incontrare a ogni tappa i soci, i pazienti e i loro familiari, testimoniando, anche attraverso le nostre storie, l'importanza di sport e movimento per affrontare e rallentare i sintomi della malattia. 

Era nato così il progetto Bike riding for Parkinson’s Italy, in 3 anni vogliamo coprire tutta l’ Italia, da nord a sud, da est a ovest e un isola.

Anche se purtroppo, per una serie di motivazioni ed intoppi, Simone ha deciso di rinunciare al viaggio, il progetto aveva preso vita ed è continuato grazie alla collaborazione di tanti altri amici.

Nel 2020, in 10 PARKINSONAUTI abbiamo percorso l’Italia da Pavia a Roma lungo la via Francigena, in 9 giorni e 17 tappe per 790 km. totali e 12000 metri di dislivello. 

Ora, grazie a quell'esperienza vissuta insieme giorno per giorno e alla forza che ci ha dato sentirci una squadra, siamo diventati un gruppo di 22 amici PARKINSONAUTI che amano lo sport.

Quest'anno continueremo il nostro viaggio in bicicletta attraverso l’Italia e le sue magnifiche città, percorrendo la Ciclovia VenTo da Torino a Venezia in 15 tappe per 655 km. 

Continueremo ad  incontrare in ogni tappa un associazione, i suoi soci, i familiari, gli amici e i cittadini, per parlare attraverso i racconti dei protagonisti, della sindrome giovanile di Parkinson, la meno conosciuta e quella che ha ricadute più spiacevoli sulla vita delle persone che ne sono colpite.

Di quanto lo Sport e il movimento in generale siano importanti per affrontarla, mentre impariamo a conviverci nel modo migliore.

il nostro è un viaggio in bicicletta che vuole portare un chiaro e fermo messaggio di speranza a coloro che ne sono coinvolti: Combattiamo il Parkinson attraverso lo Sport.

PEDALEREMO

IN MEMORIA DI DAVIDE LOT

Era nato in provincia di Bergamo poco meno di 60 anni fa, il 2 luglio 1961 ad Alzano Lombardo, e aveva costruito altrove la sua grande carriera sportiva. 

Davide Lot è morto mercoledì 10 marzo a Monopoli (Bari) dove viveva con la famiglia, vinto a soli 59 anni dall’inesorabile morbo di Parkinson. Lascia la moglie Rosalba Carrieri, i figli Dario e Mauro, la sorella Deborah e tanti tifosi che l’hanno amato e stimato.

A Monopoli aveva giocato nei primi anni ’80 nella Tognana Basket, ma successivamente era assurto ai massimi livelli del basket nazionale in Sicilia e in particolare a Trapani, dove in tre anni era stato fra gli artefici della scalata della squadra locale sino alla serie A1: il primo quintetto dell’isola a riuscire nell’impresa. Giocò anche a Pordenone, Perugia e Alcamo. (foto di apertura).

A ricordare Lot a marzo sui social (attraverso la pagina “L’umiltà di chiamarsi Minors”, dedicata al basket minore) c’è la storia raccontata da Arturo Mascio, allenatore del Basket Venafro, che conobbe Davide durante un allenamento, vedendolo rinascere grazie all’amata pallacanestro.

Questa la testimonianza integrale, che vale davvero la pena di leggere.

Aprile 2002, mi squilla il cellulare. 

È Nicola.

«Artù, ho un paziente affetto da Parkinson giovanile, una brutta bestia da affrontare, che mi dice che da giovane è stato un buon giocatore di basket e mi chiede di portarlo in un palestra a vedere un allenamento e magari fare due tiri. Sta inguaiato assai, ma vorrei dargli questa gioia. Posso portartelo stasera in palestra?»

Ore 20.30: sto per iniziare l’allenamento della C2 di allora e vedo aprire la porta del palazzetto. 

Sorretto a spalla da 2 persone della Neuromed vedo entrare un signore attempato e mal messo, piegato su sé stesso, con scarpe AllStar d’annata senza lacci che penzolavano appesi al suo collo, calze lunghe vintage, pantaloncini ovviamente cortissimi e canotta sotto una felpa del glorioso Trapani Basket. 

Dalla porta d’ingresso alla prima panchina utile a bordo campo i tre ci mettono cinque minuti, con quello in pantaloncini, al centro, che arrancava a dir poco. Mi avvicino a loro, i due mi informano che il dottor Nicola Modugno sarebbe arrivato di lì a poco e mi lasciano lui, senza dirmi nulla. 

Con un po’ di imbarazzo mi presento, gli chiedo nome e che cosa volesse fare.
Mi farfuglia nome e cognome che non capisco, e mi fa segno di dargli qualche minuto per essere pronto. Pronto a cosa?!

Non si reggeva letteralmente in piedi, mi sembrava avesse più bisogno di un letto e di una flebo, e intanto stava cercando di infilare i lacci nelle scarpe ma il suo tremolio continuo ed incessante rendeva la cosa alquanto ardua. 

Per non mortificarlo gli faccio cenno che è tutto ok e intanto inizio il mio allenamento con la squadra, che ovviamente sapeva meno di me e si stava interrogando su chi potesse essere quel povero Cristo fuori dal campo.

Inizio il riscaldamento con un classico 4 angoli, esercizio che prevede 4 file di giocatori di cui 2 con palla in mano per fare dai e vai con le altre 2. Ad un certo punto vedo lui che piano piano si stava mettendo nella fila dei ricevitori sempre mezzo piegato su se stesso e tremolante dalla testa ai piedi. 

Immagino la scena con passaggio a lui, che mai avrebbe preso la palla, e denti che volano. Faccio segno a mio fratello Nicandro di abbinarsi con lui e di passargli la palla nel modo più lento possibile. Nicandro esegue con palla morbidissima…e qui inizia un’altra storia, magica, fantastica, quasi non credibile per chi quella sera non ebbe la fortuna e l’onore di esserci.

Appena la palla arriva nelle sue mani il suo corpo ha un sussulto, il tremolio si ferma, la schiena torna dritta facendoci vedere un atleta di 1.90m abbondanti, che ripassa la palla al nostro capitano in una maniera perfetta, una sassata vera e propria, come il manuale recita. Nicandro va a canestro, lui prende correttamente il rimbalzo e inizia a palleggiare e correre (!) verso l’altro lato del campo, passa la palla ad un altro giocatore, riceve il passaggio di ritorno, prende la palla e va a canestro saltando (!) verso il ferro e depositando la palla dolcemente nella retina.

Il dubbio mi assale: Nicola ha deciso di farmi un bello scherzetto, non può essere che quello che è entrato 20 minuti fa portato quasi a spalla da due uomini sia lo stesso che ora sta volando in campo, che piano piano inizia a fare canestro da ogni posizione, che sfida ridendo quelli più forti della squadra e li batte senza alcun problema. NON PUO’ ESSERE!

L’allenamento continua, io osservo lui che però, quando si ferma a bere, ritorna tremolante e claudicante. Per poi riprendere vigore e sicurezza appena torna in gioco, soprattutto con la palla in mano. Entra finalmente il Doc. Vedo che cerca il suo paziente tra le persone sedute a bordo campo e poi non trovandolo mi chiede dove fosse Davide e finalmente scopro il suo nome.

Io gli indico quel demonio che dall’altra parte del campo stava distruggendo il mio quintetto più forte, sempre col sorriso sulle labbra e con la lingua perennemente di fuori, con un’espressione che non dimenticherò mai e che ancora oggi, a distanza di quasi 20 anni, mi dà la pelle d’oca per tutto il corpo.

Modugno è incredulo, si commuove e mi fa: «Lo sapevo, lo sapevo, sta attivando i suoi schemi motori di base, sta usando la sua memoria cestistica e così la sua maledetta malattia viene per un attimo messa in panchina e lui torna quasi sano. Appena torna a fare cose non legate al basket come bere ecco che il Parkinson ricompare e il suo corpo regredisce. Incredibile!».

Finisce l’allenamento, 

Davide era un sorriso che camminava e contagiava tutti, pure il pallone stava ridendo e noi tutti eravamo di colpo entrati nel magico mondo di Davide Lot.

Quella notte feci fatica ad addormentarmi, smanettai sul web e trovai tutta la fantastica carriera di quel ragazzo adorabile che per circa un anno riempì la mia vita, e di tutti quelli che ebbero l’immane fortuna di incrociarlo in palestra o in giro tra Venafro e Pozzilli. (Arturo Mascio – Basket Venafro).

CON IL SUPPORTO DI

CON IL PATROCINIO DI

21 PARKINSONAUTI E UNA STELLA COMETA


IL PARKINSONAUTA

Chi è il PARKINSONAUTA? È un termine suggerito e credo coniato da un amico, Lorenzo D'Allura che ho subito adottato con piacere e vi spiego perché: solitamente ci chiamano PARKINSONIANI, questo mi ricorda il Signor Spock della serie Star Trek, un vulcaniano, cioè proveniente dal pianeta Vulcano, a noi l'idea di provenire dal pianeta Parkinson non ci fa stare allegro. È come se fossimo nati con questa caratteristica, come se fosse nel nostro patrimonio genetico, come se avere il Parkinson volesse dire che siamoo parte di quel mondo e a noi questo non piace, l'ho sempre detto che noi non siamo la nostra malattia, siamo persone con anche questa patologia.

Mentre PARKINSONAUTA mi ricorda subito un astronauta un esploratore, un uomo che va alla ricerca di qualcosa, ecco noi in questo ci ritroviamo perfettamente, tutti giorni cerchiamo qualcosa che possa farci stare meglio e confidiamo in qualche altro ricercatore come noi che lavora tutti i giorni per trovare la cura, convinti che saremo tra quelli che la potranno sperimentare.

La nostra Stella Cometa

Samantha Vizentin

Parkinsonauta da 6 anni

Ciao sono Samantha, dall’edizione della Bike Riding for Parkinson 2020 mi conoscete come Stella Cometa, ma quest’anno mi sto allenando e il mio obbiettivo è di percorrere una grande parte del percorso pedalando.

Ho 48 anni, nel giugno 2015 mi è stata diagnosticata la malattia di Parkinson. Dopo primi anni di rabbia e tristezza, grazie anche ai miei amici parkinsonauti, mi sono rialzata .

Fare parte di un gruppo, la condivisione, con sorrisi e lacrime, di come si vive con questa malattia mi ha aiutata molto.

E la mia esperienza lo può dimostrare: dopo la diagnosi, con le mie grandi paure, non camminavo più da sola, ma con un deambulatore o mi portavano in carrozzina.

E adesso eccomi qui, che mi sto allenando per percorrere la via Torino - Venezia in bicicletta!

NON CI FERMERAI, NON CI FERMERÀ!

52 anni

Roberto Russo

Parkinsonauta da 8 anni

Mi chiamo Roberto Russo, sono di origine Siciliana ma vivo da 23 anni nella provincia di Brescia. Mi hanno diagnosticato la sindrome giovanile di Parkinson nel Maggio 2012, una malattia difficile da accettare a qualsiasi età, a 44 anni lo è ancora di più. Sono entrato in una crisi depressiva che mi ha fatto perdere tutto quello che avevo di più caro, famiglia lavoro e amici. Non riuscivo ad accettarla e passavo molto del mio tempo rinchiuso in casa. È stato un periodo drammatico e triste, durato otto anni, ma ora è passato e ora sono orgoglioso di raccontarvi come ho reagito a Mr Parkinson. Ho avuto la fortuna di incontrare nel percorso del mio cambiamento due persone importanti. La prima è Maria, mia grandissima Amica e compagna di vita, Stefano Ghidotti persona speciale, un amico e grande Sportivo e nell'ultimo periodo ho ritrovato la fede riavvicinandomi a Gesù, questo ha fatto la differenza. Il ruolo di Stefano e della nostra Associazione Parkinson&Sport è stato determinante per riavvicinarmi al mondo meraviglioso dello Sport, con lui ho ripreso lo sport che più amo pedalare in Mountain bike.
Inoltre voglio con tutto il cuore ringraziare i componenti della mia famiglia, senza di loro non sarei quello che sono ora. Oggi sono felice di fare parte di questo meraviglioso gruppo e di questo nuovo progetto "Bike Riding for Parkinson's Italy 2020", mi sto allenando, come ognuno d noi, per essere pronto a partire il 5 settembre.

DOPO LA BIKE RIDING 2020 ROBERTO È:

L'EQUILIBRISTA

Noi è meglio che io

Il mio non è stato solo un viaggio sulla Francigena, ma anche dentro me stesso, un viaggio introspettivo in bici. Da questo viaggio ho imparato che la parola" insieme" ha davvero un significato molto importante. Spesso nella vita mi sono sentito solo e sbagliato, soprattutto durante gli anni di malattia. Capire il valore dello stare insieme è stata una grande scoperta come imparare a condividere un obiettivo, attraversando gioie ma anche momenti difficili. Senza il supporto dei miei fratelli parkinsonauti non ce l’avrei fatta! Ho avuto momenti in cui non riuscivo a camminare, ma blocchi e discinesie non mi impedivano di salire in sella e pedalare davvero come un equilibrista! C’è stato un momento in cui volevo mollare tutto, solo il conforto e la forza di tutta la squadra mi hanno dato la carica per continuare.

Tutto questo però alla fine mi ha fatto riflettere: anche se non ce l’avessi fatta, la considerazione di me stesso come persona, messa a nudo davanti ai suoi limiti (non solo fisici) aveva improvvisamente acquisito valore vero. Riscoprirmi è stato fondamentale per me, io valgo eccome!!

Ho capito che non mi devo vergognare dei miei fallimenti, perché anche questi mi hanno fatto diventare un uomo migliore, e non è sbagliato credere nei propri sogni, anche quando le difficoltà ti sembrano insormontabili! Ogni giorno mi sono impegnato per reagire e combattere contro la paura di non farcela, nella consapevolezza che ognuno di noi ha dei limiti che può superare, ma anche che ci sono limiti che vanno accettati e rispettati.

Ogni giorno un orizzonte nuovo tra le meraviglie della nostra Italia, incantato osservavo ciò che mi circondava, sempre più mi rendevo conto di quello che stavo facendo, e per dare ridondanza ai miei pensieri, a volte deboli, ci pensava Samantha, che prendendomi il viso tra le mani mi diceva: MA TI RENDI CONTO COSA STAI FACENDO?

L’incontro con Papa Francesco è stato il dono finale per la nostra fatica. Indescrivibile l’emozione quando il Papa mi ha stretto la mano dicendomi ‘bravo!’ Lo scopo di questo viaggio era far conoscere la Sindrome giovanile di Parkinson, con un chiaro e fermo messaggio combattiamo il Parkinson anche attraverso lo sport e il movimento. Ma credo che un messaggio importante sia entrato dentro di noi tutti: bisogna avere fede, non mi riferisco solo a una religione, ma fede in un obiettivo, in un sogno, negli altri, in noi.

Fede del bene che siamo. Coltivare la voglia di vivere, questo dobbiamo fare, tanto la malattia ce l’abbiamo e questo è un fatto, ma dobbiamo cercare di conviverci nel miglior modo possibile, perché è un dovere verso noi stessi e le persone che ci amano, e questo viaggio è la prova che è possibile.

Arrivati a Roma ho avuto un pensiero che mi ha fatto raddrizzare la schiena e guardare avanti con orgoglio: vorrei dedicare il mio viaggio a coloro che, come me, hanno avuto paura di affrontare mr. parkinson – e qui le minuscole sono volute.

Malati di sport.

Malati di vita.

Grazie di cuore, Roberto.

59 anni

Marco Ramelli

Parkinsonauta da 4 anni

Sono Marco Ramelli di Firenze, amante dello sport, tanto basket da sempre e tanti altri sport di squadra che alterno alla passione x il nuoto. Anni fa', ancora prima della diagnosi ho scoperto che correre mi faceva stare meglio, ora è lo stesso x la bici. Questo nuovo progetto è entrato nella mia vita da qualche mese, stiamo lavorando molto bene tutti insieme, non vedo l'ora di partire, mi godrò, con i miei nuovi amici ogni km di ogni tappa fino ad arrivare a Roma.

DOPO LA BIKE RIDING 2020 MARCO È:

IL CORAZZIERE CORAZZATO

Parkinsonauti alla riscossa

Ho rimandato per qualche giorno la scrittura della mia storia, avrei potuto usare come motivazione i tanti impegni di lavoro, i miei figli, o chissà cos’altro, ma la verità è che scrivendola temevo di scriverne anche la parola fine.

Ma ora, mentre la penso e la scrivo, mi rendo conto che per me non finirà, perchè non finiranno mai: la gioia, la soddisfazione, l’orgoglio e l'onore di essere stato con voi, anche se a volte poco più indietro a rincorrervi. Non finirà mai la grande stima e l'amore che ho per ognuno di voi.

Siete stati eccezionali ed io con voi, io che non ero quasi mai andato in bici, ne avevo mai fatto uno sterrato vero, difficile, come quelli che ci siamo trovati a percorrere più volte, o le salite interminabili e ripidissime che abbiamo affrontato con uno spirito eccezionale, in particolare da chi era senza bici elettrica.

Grazie a voi tutti e a Stefano. Siamo stati tutti grandi, insieme abbiamo o contribuito alla riuscita del nostro viaggio, a lui va un grazie particolare per aver lanciato l’idea, per averci spinto a credere in noi stessi e ora posso dire che è una persona eccezionale, perchè mi ha dato modo di capire che io, sono una persona eccezionale, ed è un onore esserne amico.

Ora posso dire che è una gioia, aver condiviso con voi che siete divenuti persone importanti nella mia vita, i momenti di questa avventura. Il vostro sostegno sostegno mi ha aiutato e spronato nei momenti difficili.

Perché' come altre volte nella mia vita ho dovuto metterci una ulteriore dose di determinazione e dolore ma forse ho provato ancora più gioia x aver raggiunto...... cosa abbiamo raggiunto?

La consapevolezza che, se anche Mr. Parky è con noi, insieme nulla ci è precluso.

Pertanto questo è solo l'inizio della nostra storia … noi insieme siamo I PARKINSONAUTI ALLA RISCOSSA...

59 anni

Stefano Ghidotti

Parkinsonauta da 4 anni


Lo sport è sempre stato parte della mia vita, e continuerà ad esserlo. Ma adesso la sfida diventa doppia: contro i tempi, la fatica e con quel pezzo del mio corpo, una piccola parte del cervello che si chiama ‘sostanza nigra’, che ha deciso di non produrre più la dopamina necessaria. Diciamo che ho incontrato un nuovo amico, Mr Parkinson, col quale dovrò allenarmi d’ora in poi, ma questo, a differenza degli altri amici che hanno condiviso con me entusiasmanti momenti, proverò a sconfiggerlo o perlomeno a stargli davanti. Questo progetto, che abbiamo deciso di intraprendere, è il nostro modo per condividere un avventura, ci ha uniti. Lavorandoci insieme siamo diventati un gruppo di ottimi amici.

53 anni

Silente

Parkinsonauta da 16 mesi

Togliamo tutti gli specchi di casa amore mio, io non sono quella persona. Cambiamo indirizzo, io non abito un corpo che non mi riconosce più, cancelliamo dall'alfabeto la P e la K e dimmi che mi ami, adesso più che mai ho bisogno di un abbraccio. Lasciami qui scomparso nella mia vita.

Pensi sempre che possa accadere ad altri, poi arriva un giorno e scopri che gli a altri sei tu. Quel giorno di gennaio il medico che mi visita mi comunica la notizia con fare rassegnato, mentre  lo osservo attonito improvvisamente si trasforma in un mostro spaventoso, ho un groppo in gola, vorrei piangere ma ciò che resta della mia dignità me lo impedisce. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Non mi vergogno più quando piango, osservo anche le piccole cose quelle a cui avevo sempre dato meno importanza,  ora tutto ha un valore e non più un prezzo. Ci sono giorni in cui non vivo la realtà, sono letteralmente perso nei miei pensieri, ed altri che sono un leone. Lentamente sto passando ad un una nuova dimensione, la P  la K mi spaventano raramente, lascio spazio a nuovi pensieri e a nuovi incontri, conosco persone che sorridono ed hanno voglia di vita, altre  che si  innamorano, che lottano ogni giorno, e poi ce chi il parkinson se lo porta in bicicletta, sulle spalle mentre corre o prova ad annegarlo nuotando, sono i miei nuovi amici parkinsonauti. 

Adesso anch' io ho scelto di montare in sella, sono pronto a partire per un appassionante viaggio.

42 anni

Carlo Negri

Parkinsonauta da 2 anni

Da Lecco, da sempre appassionato di sport. Amo la bici x il senso di libertà che mi dà e x la soddisfazione che si prova ad arrivare in cima ad una salita; e la nostra sarà una dura salita. Ho deciso di partecipare a questo viaggio x conoscere persone che affrontano questa malattia con positività e voglia di lottare.

59 anni

Alberto Acciaro

Parkinsonauta da 3 anni

Amante della Mtb da oltre un decennio. Dopo aver partecipato a numerose gare su tutto l'arco alpino, mi sono convertito alla bici da corsa e recentemente anche alla e-bike. Insieme alla famiglia e il lavoro, lo sport occupa parecchio del mio tempo, l'equazione è: più sport meno malattia. Appena sono venuto a conoscenza di questa iniziativa ho aderito subito, tanta è la voglia di condividere con amici un esperienza nuova. Sarà un avventura densa di fantastici momenti di condivisione, confronto e crescita, tanto nei momenti di libertà quanto nelle occasioni che ci vedranno affrontare la fatica e le difficoltà della malattia di Parkinson.

 DOPO LA BIKE RIDING 2020 ALBERTO È:

IL PASSISTA

Una settimana può cambiarti la vita.

Alberto Acciaro, detto il Passista è il più anziano tra quelli che hanno pedalato con la muscolare. Ecco la sua testimonianza di ritorno dal viaggio

Protagonisti sono 11 persone affette dalla malattia di Parkinson che a malapena si conoscono e che, guidate da un carismatico leader, lasciano la vita di tutti i giorni, comoda o scomoda che sia, per cimentarsi in un’avventura ai limiti delle proprie possibilità: da Pavia a Roma sulla via Francigena, 800km in bicicletta con 10.000 metri di dislivello. Persone davvero speciali con i propri pregi e limiti ma estremamente coraggiose e forse un po’ incoscienti come quando a 15 anni si andava in vacanza con la parrocchia e se ne combinavano di tutti i colori. Ed in effetti questo è successo. 9 intense giornate di sfida a tutto: alla fatica, alle cadute, alle ferite, ai crampi, alle catene spezzate, alle forature, agli orari sballati, alle strade bianche, alle salite al 24%, alle levatacce e al caldo estivo. E in questo humus le persone sono diventate amiche, hanno condiviso di tutto e di più, hanno riscoperto i valori veri della vita. Persone, amici, fratelli; un percorso intenso in pochi giorni. Un divenire parte di uno stesso progetto.E poi l’ultimo giorno l’arrivo a Roma, dove ci aspettava il Santo Padre. Sì, proprio lui in carne ed ossa: che emozione.Il giusto premio al coraggio di 11 impavidi gladiatori che hanno aperto una nuova via come sulle grandi montagne, la via della consapevolezza che con il Parkinson si può convivere e fare tutto quello che fanno le persone sane. E forse anche di più.

Evviva noi, evviva la nostra gioia di vivere e di testimoniare. Evviva tutti coloro che con noi hanno viaggiato durante una settimana davvero speciale.

60 anni

Marco Anesa

Parkinsonauta da 2 anni

Da Leffe Bg, l'inizio è stato difficile, come quando scoppia una bomba, ho passato parecchi giorni in affanno totale, poi con l'aiuto di mia Moglie Daniela e delle mie figlie Cristina e Paola, ho trovato la forza di reagire. Faccio ciclismo da più di 20 anni tra MTB e Bdc, lo sport mi ha aiutato veramente ho perseguito molti obbiettivi. nonostante il Parkinson, sono diventato nonno di uno splendido nipotino di nome Mattia. Ho conosciuto Stefano Ghidotti alla presentazione a BG del libro, "Non chiamatemi morbo". Quando ho saputo del progetto di Parkinson&Sport, ci ho pensato un giorno e una notte ed ho deciso di accettare la sfida scatenando l'esultanza di mia moglie Daniela, Cristina, Paola e anche di " fagiolino" Mattia. da allora sono carico e felice, sono certo che tutto andrà per il meglio, sarà una grande avventura per tutti.  Auguro ai miei compagni e compagne tutto il bene di questo mondo, grazie.

38 anni

Daniele Bortoli

Parkinsonauta da 3 anni

Sono Daniele Bortoli 38 anni della Provincia di Vicenza. Sono il baby del gruppo. Fin da piccolo la bici é stata per me un'amica inseparabile. In questi ultimi tre anni ho capito ancora di più l'importanza di fare sport e i benefici che corpo e mente traggono da questo. Ho deciso di partecipare alla "Bike Riding For Parkinson's Italy 2020" per avere il privilegio di conoscere e far conoscere queste persone Speciali con cui condividerò questa avventura. Let's GO Heroes!!

57 anni

Stefano Ruaro

Parkinsonauta da 1 anno

Sono STEFANO RUARO ed abito a Schio, in provincia di Vicenza.

Da sempre sono grande appassionato di sport e, nel corso degli anni, ho praticato diverse discipline, anche a livello agonistico; calcio, ciclismo (MTB e Strada), corsa, sci, triathlon ed altre.

All’inizio del 2020, subito dopo aver portato a termine un IRONMAN 70.3, mi sono trovato a fare i conti con una diagnosi impegnativa: Parkinson!

Dopo alcuni mesi di disorientamento, grazie al supporto della mia fantastica famiglia, confrontandomi con alcuni amici bikers con alcuni “veterani della malattia”, sono riuscito a reagire ed a riprendere in mano la mia vita.

Ho gradualmente ripreso i miei allenamenti con l’intento di affrontare, nel rispetto della mia nuova condizione, nuove sfide sportive.

Sono un sostenitore della “condivisione” e del “reciproco incoraggiamento” ed è per questo che ho deciso di aderire al progetto di Stefano Ghidotti.

56 anni

Maria Grazia Pastori

Parkinsonauta da 3 anni

Mi chiamo Maria Grazia, ho 56 anni e vivo a Cureggio, un piccolo paese in provincia di Novara, vicino al lago d'Orta. Lavoro per un importante Istituto di Credito e coltivo diversi hobby tra i quali la cucina e la montagna.

La malattia è rimasta per me silente per circa 8 anni, inizialmente con una diagnosi errata, i sintomi venivano ricondotti ad un problema ortopedico alla spalla.

Il 02 maggio 2018 arriva il verdetto: sindrome extrapiramidale bradicinetica rigida.

In parole semplici: Parkinson!

Il neurologo mi spiega che alla terapia farmacologica va associata un'attività fisica, la quale aiuta a rallentare l'evoluzione della malattia.

Inizio così a praticare diverse discipline.

Fortunatamente accanto a me ho una meravigliosa famiglia che mi sostiene e mi sprona a praticare sport diventando così un grande alleato per combattere la malattia.

Grazie a Cecilia Ferrari, anche lei affetta dalla malattia, in occasione della traversata del lago d'Iseo Lovere - Pisogne, conosco Stefano Ghidotti e il suo gruppo...

Mi attira il viaggio a Roma: per ragioni di lavoro non posso partecipare con loro, ma lo organizzo con mio marito e un'altra coppia (Siena/Roma).

Continuo però a seguire il gruppo e sono contenta quest'anno di poter partecipare alla "Bike Riding For PARKINSON" Torino - Venezia!

Il gruppo è meraviglioso e stimolante e sono felice di farne parte!

È vero, dopo la diagnosi bisogna riorganizzare lavoro, famiglia e tanto impegno sportivo, ma questo ti fa stare sicuramente meglio.

Grazie amici parkinsonauti.

50 anni

Simone Baldi

Parkinsonauta da 10 anni

Sono Simone Baldi abito a Pratolino, in provincia di Firenze, ho 50 anni lavoro come operaio metalmeccanico, ed ho due passioni: una è l’Arma dei Carabinieri nata prestando il servizio di leva e l’altra la bicicletta, in particolar modo quella da strada.

Passione grande, tanto che nel 2014, assieme a dei compaesani, ho creato una squadra amatoriale “Quelli di Pratolino”, di cui sono Presidente. 

Ho scoperto di avere il Parkinson nel 2011 e da allora, supportato e sopportato da mia moglie, grazie all’aiuto della bici, lavoro per superare i miei limiti e combattere la malattia. 

Girando sui social, ho trovato Parkinson & Sport e ho conosciuto Marco Ramelli, così ho partecipato ad una tappa del Bike Riding For Parkinson 2020, stimolato dall’evento e dal fantastico gruppo.

Quest'anno farò tutto il percorso della Bike Riding for Parkinson 2021!

50 anni

Angelo Gualtieri

Parkinsonauta da 1 anno

Sono felice di fare parte del gruppo Parkinsonauti, le attività che vengono organizzate da Stefano Ghidotti sono molto coinvolgenti. 
I Parkinsonauti mi piacciono perché sono molto di cuore e molto per bene.

Partecipare a Bike Riding for Parkinson 2021, Torino - Venezia, mi stimola molto: mi sto allenando e tutto ciò mi aiuta con questo ospite indesiderato.

Ho 50 anni, i primi sintomi del ospite ho sentito nel 2018 e diagnosi Parkinson l'ho avuta nel ottobre 2020, dopo che ho fatto DaT-scan.

Non è stato subito semplice accettarla, ma conoscendo la malattia, perché anche mio nonno l'ha avuta, so che bisogna conviverci e adesso ci convivo e continuerò a conviverci.

57 anni

Edgardo Vietti

Parkinsonauta da 2 anni

Ciao.

Sono nato a Parma il 25/02/1964 sposato e un figlio Marcello di 22 anni.
Sono responsabile di logistica nel gruppo Mutti.

Mr. Park ha visitato mia nonna e mia madre che è deceduta nel 2017.

Ho sempre lavorato tanto e fatto molto sport (gare in BDC e MTB) fino a marzo 2019.

Diagnosticato Parkinson, e non prendo ancora Levodopa.

Da allora ho ripreso 2 antiche passioni: metto musica tipo dj e fumo pipa alla sera blend con cannabis terapeutica.

Mi sono rallentato un po', ma vivo bene e ascolto le persone con più attenzione… 
Mi sono messo a scrivere qualche pensiero...

Continuo con lo sport, ma in relax.

I feel good e W i Parkinsonauti!!!

54 anni

Antonella Brunacci

Parkinsonauta da 10 anni

Sono Antonella ho 54 anni e da circa 10 anni ho la malattia di Parkinson

Sto bene perché sono una persona fortunata: sorrido, mi curo, ho molti interessi ed amo la vita

Ho una bellissima famiglia ed i miei due figli Lorenzo e Luca sono il mio orgoglio.

Ho deciso di intraprendere questo cammino dopo aver conosciuto Stefano e subito mi sono sentita parte di questo grande progetto, perché lo sport è vita, perché amare lo sport è amare la vita ed amare se stessi.

Puoi non andare veloce, rimanere bloccato, la mano trema, ma che fretta c’è? 

La vita va goduta in ogni piccolo istante.

Con il parkinson si può vivere e noi parkinsonauti in sella alle nostre bici lo dimostreremo.

61 anni

Dario Bravin

Parkinsonauta da 7 anni

Sono Dario Bravin di Milano, a maggio 61 anni, diagnosi nel luglio 2014.

Dopo qualche anno di messaggi strani che il mio corpo mi dava, a cui non volevo dare importanza più di tanto, è arrivata la diagnosi.

All'inizio è soprattutto una gran confusione in testa: ho cercato di capire e di programmare il mio futuro. Poi ho cominciato ad accettare la Levodopa come benzina indispensabile, come un fattore naturale da accettare, ma non mi è bastato e ho cercato di trovare una soluzione senza dipendere da artefici.

Ho cominciato a fare Nordic Walking con impegno trascinando i miei compagni d'allenamento a fare gare come: i 32 km del traguardo per Nordic Walking, della 100 km del Passatore, la Maratona di Mestre, il trekking sui ghiacciai.

Cose che prima della diagnosi avrei voluto fare, ma che rimandavo alla prima occasione: Ora le occasioni me le creo.

A settembre dello scorso anno mi capita di parlare per telefono con Stefano, mi colpisce la sua disponibilità, mi ascolta, mi dà consigli validi e a quel punto non posso non cercare la sua storia in internet. 

Vedo che è appena tornato da Roma, Bike Riding for Parkinson 2020, mi informo di più, vedo le prime interviste del giovedì sera, e fra me e me dico: "il prossimo anno ci sarò anch'io a tutti i costi".

E' proprio vero quello che dice Stefano: lo sport fa bene al corpo ed alla mente, che tu sia malato o meno.

Dario Bravin

56 anni

Stefano Rossi

Parkinsonauta da 1 anno

Ciao sono Stefano e la mia storia parte da un piccolo paese dell’Appennino piacentino fino ad arrivare ai grattacieli più futuristi di Milano.

Durante tutto questo percorso lo sport ha sempre avuto un ruolo fondamentale: prima con il calcio, di cui conservo ricordi fantastici e poi la passione per le maratone.

Relativamente alla mia passione per le maratone segnalo che purtroppo il Lockdown mi ha impedito di fare una attività di Supporto alle persone fragili che consiste nello spingere la carrozzina di ragazzi disabili durante un’intera maratona, ma lo farò non appena sarà possibile.

Partecipo alla Bike Riding for Parkinson's 2021 perché lo sport è parte di me e condividere insieme a persone meravigliose come voi, mi fa sentire meno solo e più partecipe rispetto alla malattia.

62 anni

Roberto Sgobazzi

Parkinsonauta da 13 anni

Mi chiamo Roberto Sgobazzi, ho 62 anni e di professione faccio il medico veterinario occupandomi di igiene degli alimenti di origine animale.

Abito a Varano de’ Melegari in provincia di Parma e dopo la terapia farmacologica (con cui ho condiviso 12 anni della mia vita), a settembre del 2020 ho deciso di sottopormi a quella chirurgica (DBS).

Da sempre sportivo, ma non a livello agonistico: dapprima ho praticato il calcio, poi tennis e sci ed infine il ciclismo ed ultimamente mi sono dedicato anche alla corsa.

Da quando ho conosciuto l’associazione Parkinson & Sport, la pratica sportiva é diventata la mia filosofia di vita, la mia medicina per cui ho deciso di partecipare alla Bike Riding For Parkinson 2021, proprio perché affrontare i quasi 700 km che separano la partenza dall’arrivo rappresentano una sfida, una scommessa con me stesso

E fin tanto che avrò energie da spendere per questa causa, nonché determinazione e volontà per coltivarla, sicuramente Mr. Parkinson non l’avrà vinta.

58 anni

Gianni Cantarelli

Parkinsonauta da 12 anni

Gianni Cantarelli, 58 anni, nel 2009 avvertii dei movimenti al piede destro mentre ero sdraiato sul divano, il mio piede mi stava salutando, oscillando da destra a sinistra.

La SPECT del 28 Maggio 2010 da la conferma: Parkinson. 

La mia vita non è minimamente cambiata, avevo altro di cui occuparmi, nel 2007 era arrivato Daniel e Aleyda nel 2000, entrambi adottati in Colombia e poi al lavoro non c’era mai un periodo di crisi e facevo anche del volontariato in parrocchia, organizzavo pranzi comunitari.

Il Parkinson sembra che non influenzi la mia vita e non l’ho mai degnato di una lacrima e non ho mai pronunciato invettive e tantomeno ringraziamenti al suo indirizzo.

Agosto 2016 avverto una stanchezza non giustificata, il mio medico mi mette a riposo e per me si chiude dopo 35 anni l’attività lavorativa e per me inizia una nuova vita e sperimento di tutto: Danzacreativa, leggo favole ai bambini, yoga, shiatsu, ping pong, volontariato nell’ambito degli anziani, dei disabili, della raccolta di prodotti alimentari, ma più di tutto, scrivo poesie e a Dicembre 2018 pubblico la mia prima raccolta “Tutto si prova nella vita”. Ne stampo 300 copie e in poco tempo resto con solo 2 copie.

La poesia diventa follia, non ho più orari, quando scrivo una poesia vado in estasi, per me sono emozioni che vivo molto intensamente.

Cerco un’ancora che mi tenga, almeno per quello che riguarda il fisico, in questo mondo e incontro Stefano ed il fantastico gruppo legato a Parkinson & Sport: divento un Parkinsonauta. 

Non mi è difficile condividere questo modo di essere, infatti non si tratta di indossare una divisa, ma il modo con cui si affrontano le difficoltà: con il sorriso, con la convinzione che ogni giorno possiamo viverlo con passione, in ogni cosa che facciamo.

Ho trovato la mia ancora e con la mente posso continuare a sognare ad occhi aperti.

52 anni

Carlo Calcagni

Parkinsonauta da 15 anni

Sono Carlo Calcagni, Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano, Paracadutista, Pilota e Istruttore di Elicotteri, VITTIMA del DOVERE.

Mi sono ammalato per causa e fatti di servizio durante la missione Internazionale di pace della NATO, sotto l'egida dell'ONU, nel 1996, nei Balcani,​ in Bosnia-Erzegovina, dove ho contratto una grave malattia neurologica cronica, degenerativa ed irreversibile, con Parkinson, che combatto con tanti medicinali e tantissima forza di volontà cercando di essere un esempio di incoraggiamento per gli altri a non arrendersi mai ed a non sentirsi mai soli.

Sono un Atleta, Campione Paralimpico plurimedagliato, ma le mie VITTORIE sono le VITTORIE di tutti.
Pur convivendo con una situazione al limite del possibile, non mi sono mai perso d’animo.

Ho inforcato la mia amata bicicletta che oggi, a causa delle diverse patologie che interessano e coinvolgono il mio organismo, ho trasformato in un triciclo che amo definire “volante”, ed ho continuato a praticare il mio sport preferito, nonostante tutto, ottenendo risultati eccellenti, partecipando a gare e competizioni in ogni parte d’Italia e nel mondo, per dimostrare a tutti coloro che sono nelle mie condizioni che è necessario uscire dalle mura domestiche per riprendere in mano la propria Vita, ricominciando a VIVERE attraverso lo Sport, alla ricerca ed alla conquista di risultati, per ridare speranza a chi, a causa delle difficoltà che si trova a dover affrontare, ha perso anche quella.

SOPRAVVIVO grazie alle quotidiane terapie, ma VIVO grazie allo SPORT.

#MAIARRENDERSI

44 anni

Carmela Arancio

Parkinsonauta da 3 anni

Ciao sono Carmen, la Siciliana di Trento.

Ho 44 anni e tre anni fa mi è stata diagnosticata la malattia di Parkinson.
Sentivo che qualcosa non andava nel mio corpo, che qualcosa stava cambiando e poi tra un visita e l'altra è arrivata la diagnosi.

Ho pensato che non poteva succedere a me, che il neurologo si era sbagliato e dentro di me ho pensato: "lei non sa chi sono io".

La rabbia, la disperazione e la paura di cosa mi aspetta e di quale sarà il mio futuro hanno iniziato a farsi spazio in me.

Al signor Park non sembra importare chi sono io, come un amico indiscreto si è seduto al mio fianco e li rimane.

Poi un giorno sono capitata per caso dai Parkinsonauti: il nome mi ha molto incuriosito e mi ha fatto sorridere. Allora mi sono presentata a loro che mi hanno accolto a braccia aperte da subito.
Mi hanno raccontato delle loro avventure e del viaggio in bici in programma nel giugno 2021.

Dopo qualche titubanza anch'io ho deciso di partecipare a questa avventura perché anch'io voglio essere una Parkinsonauta, voglio condividere la mia nuova vita.

Ho capito che il Parkinson non è una fine, ma un inizio.
Non voglio subirlo, ma imparare a conviverci.

53 anni

Claudio Terribile

Parkinsonauta da 12 anni

Nulla avviene per caso, a mio giudizio: nemmeno la possibilità di vivere e condividere quella che sarà un’esperienza unica, con un gruppo del quale sento già esserne parte attiva.

Salii in bici nel 2000, dal momento in cui un medico di base mi consigliò di praticare uno sport faticoso per contrastare i miei frequenti mal di testa, dovuti secondo lui, ad un accumulo di stress: aveva ragione.

Decisi di salire su una mountain bike che giaceva impolverata in garage così, tanto per provare… e niente, non sono più sceso…

Nel 2009 mi accorsi che qualcosa non andava e, a parte qualche sporadica partecipazione, smisi di correre nel 2012, non senza trasmettere a mio figlio quella che è diventata una comune passione.

Ora ho 53 anni e da 11 questa passione mi aiuta a contrastare gli effetti del Parkinson.

Affinché se ne parlasse, proprio come voi, in passato, non ho esitato a far stampare il nome di questa malattia sulla maglietta con la quale partecipavo alle manifestazioni agonistiche.

Mio figlio invece, l’ha trasformata in un lavoro che lo vede gestire un’officina di riparazione cicli, oltre a tenere, in qualità di istruttore di federazione, corsi per adulti e bambini.

Se a tutto ciò aggiungete il fatto che da tre anni a questa parte condivido vita e malattia con colei che mi par di conoscere da sempre, capite da dove mi giunge la convinzione che nulla avviene per caso

72 anni

Chiartano Silvano

Parkinsonauta da 16 anni

Silvano nasce “per caso” in una piccola cascina di Castellamonte, all’inizio della Valle Sacra, undici anni dopo il fratello. Si impegna per diventare un buon chierichetto, aiutato da Ada, di tre mesi più vecchia, ma – ahimé – quarantottina, cosa insopportabile, tant’è che costringe il padre ad iscriverlo un anno prima alla scuola elementare.

Compagna fedele di giochi e di marachelle (com’è bello discendere di corsa l’erta del castello, uno a sinistra, l’altra a destra, suonando i campanelli delle case!). Peccato che un bel giorno nonno Paride, stanco delle lamentele dei compaesani accarezzi i nostri fondoschiena, stampando le cinque dita su quei magri sederini.

Cosa abbiamo fatto di male, dopotutto? Noi non ci siamo mica mai lamentati di Giovanni, il margaro dal viso riarso dal sole di montagna, che ogni lunedì scendeva dalla Quinzeina col suo asinello, portando a vendere al mercato le tome delle sue mucche! Ci punzecchiava ricordandoci che se non avessimo rigato diritto ci avrebbe caricato sulle gerle e portato alla sua grangia, chissà quanto sporca, sorvegliata da un cane feroce che amava mordere le nostre caviglie.

Purtroppo Ada non c’è più, rapita da un male allora sconosciuto, all’età di diciotto anni.

Non più marachelle, è vero, ma anche disinteresse per la scuola, che però mi ha benevolmente licenziato dopo aver riparato cinque materie a settembre.

Scoppia l’amore. Non per una ragazza nostrana, ma calabrese.

‘Na taruna!

Non avevo mai sentito un’espressione così volgare da mio padre. Ero offeso.

Ma per fortuna avevo scelto bene e ben presto erano arrivate le lodi: “prope ‘na brava cita!”

Cristina e Schadé è completano la famiglia, in una casa per la maggior parte auto costruita. Tutto sommato non mi è mai dispiaciuto trascorrere le ferie su un ponteggio a 10 metri d’altezza.

Da quella posizione il panorama è sontuoso, abbracciando i baluardi montani della valle d’Aosta, da cui discende la rettilinea forma della Serra, unica morena al mondo che permette di studiare l’evoluzione dei ghiacciai, la collina del Po, con la svettante Basilica di Superga, poi la montagna del siur Bossi ed infine la Valle dell’Orco, su fino al Granpa, coi suoi 4089 metri che vorrei almeno una volta ancora raggiungere.

È qui che muore Silvano il vecchio e nasce Silvano il giovane.

Avete capito bene! Non ho invertito gli appellativi.

“Nonno, mi racconti una nuova fiaba?”, quello che per me rappresenta il più bel bambino del mondo (assieme al cuginetto Filippo), un visino d’angelo ed occhi furbetti, stimola la mi fantasia e capacità di reazione.

Non volevo dirgli che da piccolo nessuno mi raccontava le favole. “Ma io voglio una fiaba scritta da te!” incalza Gioele, quasi a leggermi dentro.

Possibile mai che sto bimbetto di appena quattro anni mi metta in imbarazzo?

Passano i giorni e la mia mente non partorisce nulla di decente. Finché una sera, all’imbrunire, con il sole che si porta velocemente dietro le Levanne, infuocando di rosso vivo la catena del Granpa, mi sorprendo a domandare al poeta de “… le dentate e scintillanti vette …” perché nessuno avesse mai cantato le gesta dell’orco.

Che stupido! Perché dovevo essere io a scriverlo per primo!

Poeta a quasi 70 anni! 1600 copie vendute; incasso: 20mila euro più altri 24mila di donazioni collegate.

Partono da Manchester quattro splendide macchinari per la ginnastica passiva. Vi salgono addirittura alcuni malati di Parkinson con grado Hoen & Yahr 5. La malattia non viene fermata, ovviamente, ma i loro caregivers ancora oggi ci ringraziano per il sorriso ricevuto dal loro caro.

Vi sembrerò presuntuoso (portate pazienza, non ho chiesto io di scrivere le mie memorie), ma la pandemia ha riattivato i miei stanchi neuroni. Che ci crediate o no, poco importa.

A Banchette, al limitare di Ivrea, abbiamo aperto una nuova sede che dovrà andare al di là dei personalismi, per dare conforto anche ai non malati di Parkinson. Solo così avremo qualche speranza di convincere i parkinsoniani a farsi avanti.

Forse il mio sogno non si realizzerà mai, ma inseguendo le parole di Giulio e di Massimiliano qualcosa di buono otterremo.

AMICI E ACCOMPAGNATORI

60 anni

Max Guzzi

Da Gallarate (VA), ho corso per circa 10 anni per Cral SEA Mxp Bortolami ho partecipato alla Varese in Europa, organizzato dalla Provincia, senza Sport non so stare anche perché è un modo di conoscere persone e di confrontarsi.

DOPO LA BIKE RIDING 2020  MASSIMO È:

LA SOLUZIONE

Anch'io Parkinsonauta

Ciao Mitici Parkinsonauti, sono emozionato per tutto quello che è successo, da voi ho imparato la Tenacia e la Solidarietà. È stato bello vedere come vi aiutavate nei momenti difficili. Non scorderò mai la condivisione dei nostri racconti e le emozioni vissute durante la pausa di ristoro attorno al camper di Flavio sul passo della Cisa, il giorno che abbiamo passato in compagnia di Fabrizio Silvetti. Con voi ho pedalato come se fossi in un quadro, si alternavano albe e tramonti, salite e discese. Abbiamo mangiato la polvere delle strade bianche, goduto del caldo sole di un settembre che con noi è stato molto generoso, abbiamo combattuto contro le forature in serie della prima giornata e risolto i piccoli contrattempi tecnici. Ci siamo rialzati insieme dalle cadute e la sera non mancavano mai barzellette e un buon bicchiere di vino. Quando abbiamo dormito in chiesa col sacco a pelo sono tornato Bambino, mi sono sentito di nuovo boy scout. Nove giorni passati in sella, 7/8 ore al giorno, poi ogni sera un nuovo letto, il bucato della divisa da fare, le biciclette da caricare, stanchi ma sempre con la voglia di partecipare, e la mattina presto tutti col sorriso al via per la tappa successiva, tutti con un unico obbiettivo, Roma.

Grazie per avermi permesso di vivere con voi queste emozioni, non ho la malattia di Parkinson, ma ora anch’io posso sentirmi un Parkinsonauta malato di sport, essere Parkinsonauti è soprattutto una condizione mentale, l’ho imparato vivendo con voi questa splendida avventura.

Vi Abbraccio Tutti


56 anni

Annalaura Maurin

Mi chiamo Annalaura e ho 56 anni .

Sono moglie, mamma e caregiver da quasi 16 anni di mio papà, un parkinsoniano 84enne ancora molto combattivo.

Malata di sport da sempre, ancora di più da quando 9 anni fa ho combattuto e sconfitto una brutta forma tumorale, non solo con i farmaci, ma anche con tanto movimento.

In 5 anni di terapie ho corso:

  • 10 maratone
  • 12 mezze maratone
  • portato a termine le mie 2 prime gare di triathlon

Da allora non ho più smesso e il movimento è entrato nella mia routine quotidiana.

Sono felice e onorata di partecipare a questo viaggio.

Prima di tutto perché pedalerò con tanti amici attraverso la nostra meravigliosa Italia, per me viaggiare in bicicletta è una delle più belle espressioni di Viaggio.

Ed anche perché se riusciremo a far alzare dal divano anche a una sola persona, AVREMO VINTO.

CINEOPERATORI

Jay Ferreira

Da anni mette la sua esperienza al servizio del mondo della disabilità.

Con reportage di eventi, foto, riprese, montaggio video e gestione dei canali social contribuisce alla costruzione della struttura dei siti Abilitychannel.tv ed Heyoka.it

Il suo impegno spazia dallo sport (paralimpiadi, campionati mondiali, europei e tornei in tutte le discipline paralimpiche)
agli approfondimenti medici e scientifici riguardanti la disabilità.

Aiutaci a compiere la nostra impresa

PROGRAMMA

DICONO DI NOI

GIUGNO 2021

MONDO PADANO

APRILE 2021

CORRIERE DELLA SERA

APRILE 2021

BRESCIAOGGI

AGOSTO 2020

BRESCIAOGGI

SETTEMBRE

GAZZETTA DI PARMA

AGOSTO

GIORNALE DI BRESCIA

SETTEMBRE

CORRIERE DEL LAZIO

SETTEMBRE

IL TIRRENO

SETTEMBRE

CHIARI WEEK

SETTEMBRE

L'ECO DI BERGAMO

Credito Cooperativo di Brescia
conto corrente intestato a Ass. Parkinson&Sport
IBAN - IT14E0869254900020000184366

causale: Donazione bike riding 2020

.